Anche l’Arcetana sta per mandare agli archivi un 2020 davvero anomalo, per tutto il calcio dilettantistico: poche partite, e tantissime incognite in merito sul futuro dei campionati. Tra i principali punti interrogativi, c’è senza dubbio quello che riguarda il futuro dell’attuale stagione agonistica: un tema che riguarda da vicino pure la formazione biancoverde, inserita nel girone A di Eccellenza.

“La speranza sta sempre nel poter ricominciare a giocare prima possibile, con la necessaria tranquillità dal punto di vista sanitario – commenta Luca Pederzini, vicepresidente dell’Arcetana – D’altronde, credo che non sia il momento di coltivare troppe illusioni: osservando il modo in cui sta evolvendo la situazione legata al Coronavirus, ritengo che sarebbe meglio annullare la stagione e ripartire da zero a settembre 2021”.

Uno scenario drastico: a tuo parere, non c’è proprio spazio per ipotizzare una ripartenza in primavera?

“Nessuno dispone della sfera di cristallo: tuttavia, si può comunque elaborare una previsione sulla base di ciò che sta succedendo attualmente. Purtroppo il Covid non mostra grandi segni di cedimento: è vero che i vaccini sono in arrivo, ma servirà ancora qualche mese per vederne gli effetti benefici su gran parte della collettività. All’interno di un contesto simile, il rischio sarebbe quello di ripartire per poi arrivare ugualmente a interrompere i campionati in modo definitivo: un’eventualità deleteria, da scongiurare per il bene dell’intero movimento. Per rendersene conto basta citare il nostro caso, una situazione che immagino sia comune a quasi tutte le altre società. Noi come Arcetana abbiamo dovuto sostenere spese di non poco conto per giocare soltanto una partita: compiere ulteriori sforzi economici per disputare inutilmente altre gare comporterebbe un danno ancora più rilevante. A mio parere, sarà plausibile tornare in campo solo quando ci sarà la possibilità di giocare senza fare i conti con pericoli di contagio o protocolli sanitari: quindi, non prima di settembre”.

C’è chi propone di praticare tamponi settimanali, anche dall’Eccellenza in giù: una possibilità fattibile, o si tratta solo di un puro esercizio di fantasia?

“Parlando di calcio dilettanti, la risposta giusta è la seconda: peraltro, l’effettuazione di tamponi comporta pesanti problemi addirittura a livello professionistico. I controlli periodici sono troppo complessi da gestire ai nostri livelli: non solo a livello finanziario, ma pure dal punto di vista strettamente organizzativo. Inoltre, in questi mesi ci siamo resi conto di quanto sia difficile rispettare l’insieme dei protocolli sanitari: l’Arcetana ha seguito e segue ogni regola nel minimo dettaglio, ma lo sforzo è davvero considerevole. Tutto ciò rappresenta senza dubbio un motivo in più per ripartire solo quando si potrà fare calcio come eravamo abituati prima del Covid”.

Se la Figc emiliano-romagnola decidesse comunque di provare a riprendere i campionati 2020/21, quali sono le modalità che andrebbero seguite?

“In tutta sincerità, non concordo con chi suggerisce di disputare soltanto la fase di andata più gli spareggi: i verdetti verrebbero assegnati soltanto dopo 14 o 16 partite, troppo poche per decretare una promozione o una retrocessione. Se l’Eccellenza e le altre categorie dei dilettanti si rimetteranno in moto, io sarei per svolgere l’intero programma di gare: servirebbero dei recuperi infrasettimanali e si finirebbe più tardi del previsto, ma almeno eviteremmo un dimezzamento che costituirebbe una forzatura molto discutibile. Se invece non sarà proprio possibile arrivare fino in fondo al calendario, ecco un’altra buona ragione per cancellare l’annata e ripartire a settembre con la calma che serve”.

In ogni caso, come si comporterà l’Arcetana?

“L’Arcetana sarà ovviamente pronta a seguire ogni decisione proveniente dal Comitato regionale Figc. Riteniamo di avere un organico in grado di conquistare la salvezza senza eccessivi affanni: inoltre, crediamo che il gruppo allenato da Paolo Vinceti abbia le carte in regola per cogliere qualche punto persino contro le squadre sulla carta più attrezzate. Al momento, l’unico risultato ufficiale è la sconfitta casalinga per 0-1 rimediata lo scorso 11 ottobre contro il Felino: una gara sottotono da parte nostra, che però non deve affatto indurre a valutazioni affrettate. Tra l’altro ci siamo presentati al turno inaugurale senza avere affrontato la prima fase di Coppa Italia, che abbiamo saltato in seguito al sorteggio: un aspetto che probabilmente contro i parmensi si è fatto sentire. Sarebbe stato meglio giocare pure in Coppa, in modo da avere due preziose occasioni in più per riprendere la giusta confidenza con il ritmo-gara. Comunque sia, la fiducia che nutriamo nei confronti di giocatori e staff tecnico resta più che elevata: anche per questo, non prevediamo di compiere operazioni durante questo lungo mercato invernale”.

La società sta già pensando alla stagione 2021/22?

Certo che sì: come ho già detto tante volte, la dirigenza dell’Arcetana si pone sempre orizzonti di largo respiro che vanno ben oltre la stretta attualità. Chiaramente confidiamo di essere ancora in Eccellenza, perchè è lì che vogliamo costruire una traiettoria stabile e duratura: durante la prossima estate lavoreremo quindi con l’intento di aggiudicarci rinforzi di spessore, in grado di consolidare la nostra permanenza all’interno della categoria. La squadra che abbiamo adesso ha potenzialità di livello davvero pregevole, sia tecnico sia caratteriale: d’altronde in ogni ambito della vita si può sempre migliorare, e dunque ci metteremo d’impegno per avere nel 2021/22 l’Arcetana più forte di sempre”.

Intanto, ultimamente si è aperto un animato dibattito relativo all’obbligo di schierare una quota di giovani in ogni partita: si tratta di una regola che vale per Eccellenza, Promozione e Prima Categoria. Tu sei tra coloro che vorrebbero cancellare tale norma?

“Certo che sì: un obbligo del genere è inutile e persino dannoso, poichè rischia di creare illusioni che poi vanno a cozzare contro la realtà dei fatti. Tanto per cominciare un giovane di valore trova sempre posto in campo, anche senza una normativa che ne imponga l’utilizzo. Inoltre, con questa regola non sono rari i casi di carriere che crollano in modo verticale: un ragazzo passa qualche anno in Promozione o in Eccellenza perchè viene favorito dall’obbligo, ma se poi non è all’altezza di quei livelli si ritrova a precipitare in Seconda o Terza nel giro di pochi anni. Così le legittime aspirazioni e speranze individuali rischiano di essere mortificate, e in tanti scelgono di abbandonare il calcio giocato proprio per questo motivo. In buona sostanza i talenti emergenti devono guadagnarsi il posto in base al merito, e non con valutazioni legate in buona parte alla carta d’identità”.

Un altro capitolo molto discusso riguarda poi l’abolizione del vincolo sportivo, contenuta nel recente Decreto sport emesso dal Governo. Stando alle regole oggi in vigore, un giocatore fino ai 25 anni può cambiare squadra soltanto se il club concede lo svincolo: dal luglio 2022 la liberatoria sarà invece automatica al termine di ogni stagione agonistica, così come già accade per chi ha compiuto il 25° anno di età. Quali sono le tue impressioni in merito?

“Il tema necessita di ulteriori approfondimenti: sul Decreto si fa cenno a un “premio di formazione” che sostituirebbe il vincolo, ma per ora non si sa niente sulla precisa entità economica di questo riconoscimento. In linea di principio, non sono favorevole a rimuovere il vincolo: stiamo infatti parlando di una rilevante forma di tutela per le società che investono a fondo nelle attività giovanili. Qui ad Arceto ne sappiamo qualcosa, visto che la realtà biancoverde è celebre anche per il notevole lavoro nelle categorie dalla Juniores in giù. Una proposta da prendere in considerazione sarebbe invece quella di abbassare l’età del vincolo, portandola a 21 o 22 anni”.

Un messaggio agli sportivi che seguono l’Arcetana?

“A nome mio personale e soprattutto dell’intera società, rivolgo un sincero ringraziamento a chi manifesta attenzione e sostegno verso l’attività del nostro club. Tutto ciò senza dimenticare le tante indispensabili figure che operano all’interno dell’Arcetana: dirigenti, collaboratori, volontari, giocatori, tecnici. Appena riusciremo ad archiviare la cupezza di questi mesi, credo proprio che ci attenderà un futuro caratterizzato da nuove gratificazioni”.